FERENC NEMETH QUARTET

Domenica 12 novembre – Auditorium della Mole – ore 18,30

Robert Bonisolo, sax tenore; Dario Carnovale, pianoforte;
Lorenzo Conte, contrabbasso; Ferenc Nemeth, batteria

Questi quattro musicisti, molto stimati nella realtà del jazz internazionale, si sono incontrati spesso nell’arco delle loro ricche carriere, ma solo stavolta sono riusciti a mettersi insieme per un viaggio attraverso un comune modo di sentire la musica, basata più che in altre occasioni nell’esplorazione di brani originali. D’altronde, dal punto di vista solistico, ognuno di loro si presenta in modo ottimale. Bonisolo, nato in Canada, dopo studi approfonditi alla Berklee College of Music di Boston si trasferisce in Italia, sul finire degli anni ’80, e qui collabora subito con i migliori jazzisti nazionali. Gianni Cazzola lo ingaggia nel suo “Italian Repertory Quartet” (due serate all’Osteria Strabacco nel 1991), e poi entra nei gruppi di Dado Moroni, Andrea Pozza, Sandro Gibellini, in varie orchestre, dando vita ad un ventaglio ampio di esperienze che ne fortificano lo stile impeccabile e la bellezza del suono: un maestro dello strumento! Il siciliano Carnovale, il più giovane dei quattro, è un talento unico che l’ha portato a vincere numerosi concorsi internazionali e ad essere molto apprezzato in Giappone, dove ha registrato i suoi primi dischi con notevole successo. Ancona Jazz l’ha presentato nel 2016, presso Moroder, in trio con Lorenzo Conte e il batterista americano Cory Cox. Su Lorenzo Conte, poco da aggiungere alle sue molteplici partecipazioni in rassegna, fin dal 2001, quando faceva parte del quintetto di Gianni Basso e Tom Kirkpatrick. Ben pochi possiedono la sua capacità di accompagnare con le note giuste, di legare la ritmica e infine di fornire un apporto così creativo negli assolo.
Nemeth è nato in Ungheria e suona la batteria già dall’età di tre anni. I suoi studi l’hanno portato ben presto a confrontarsi con la realtà americana. Ora vive a New York e il suo storico è di impressionante levatura. Tanto per citare qualche nome: Herbie Hancock, Wayne Shorter, Christian McBride, John Patitucci, Mark Turner, Bud Shank, Jimmy Heath, Steve Turre, Eddie Daniels, Lionel Loueke, The Henry Mancini Orchestra. Stili diversi che ne testimoniano l’eclettismo stilistico e la statura di musicista completo.
In sintesi, quattro personalità che, in sinergia, sapranno fornire un risultato addirittura superiore alla somma delle loro caratteristiche individuali, proprio quello che il grande jazz riesce ad ottenere.

Ingresso libero e gratuito

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