Dal libro “Jazz Anecdotes” di Bill Crow

Jo Jones ricorda quando venne ingaggiato da Count Basie:

Nel 1933 raggiunsi Tommy Douglas a Joplin, Missouri. Dovevo rimpiazzare Jesse Price alla batteria, ed io ero un cantante. Walter Page venne ad ascoltarci e mi disse, “Ti piacerebbe entrare nell’orchestra di Count Basie?”. “Certamente”, risposi. Suonai una sera e lasciai perdere. Eravamo a Topeka, Kansas, e stavano suonando “After You’ve Gone”. Quando Hot Lips Page finì il suo solo, subentrò Lester Young, il quale mi stese definitivamente. Scesi dal palco, non accettai un dollaro, e dissi “Me ne torno a studiare a Omaha”. Basie mi pregò di rimanere, ma io continuai, “Non posso farlo. Non sono in grado di suonare nella sua orchestra, Mr. Basie”. Con quel secondo chorus, Lester Young mi aveva ucciso. Ero risoluto, ma prima Ben Webster e poi Herschel Evans mi urlarono, “Tu sei pazzo! Sicuro che puoi farcela”, e così cedetti. Andai da Basie e gli dissi, “Va bene, Mr. Basie, Suonerò con voi per un paio di settimane, finché non troverete un altro batterista”. Ci rimasi quattordici anni.

Lester Young era uno dei principali solisti di Count Basie e i suoi ammiratori non potevano neppure immaginare la band senza di lui. Eppure, Basie lo licenziò nel 1940. Dopo averlo aspettato due ore in studio di registrazione, Basie lo chiamò in albergo. Buck Clayton raccontò:

Gli disse al telefono che stavano tutti ad attenderlo, che erano in ansia e che avrebbe fatto meglio ad alzare il sedere. Prez disse a Basie, “Amico, non faccio dischi il giorno tredici di nessun mese”. E così Basie lo cacciò via.

Lester aveva lasciato l’orchestra. Rimase fuori per circa due anni e mezzo. Quando andammo al Lincoln Hotel, Don Byas non si trovava, e Basie mi disse di rintracciare Lester. In quel periodo Prez stava suonando nella 52ma Strada. Lo incontrai al White Rose. Gli dissi, “Sei atteso al lavoro domani sera alle sette in punto. Devi venire al Lincoln Hotel”.
E Arrivò! Nessuno disse una parola. Si mise a sedere nella sezione, cominciò a suonare, e nessuno esclamò frasi tipo “Ciao, Lester, dove sei stato finora?” o simili. Tornò in orchestra come se l’avesse lasciata quindici minuti prima.

Red Norvo visitò un piccolo, angusto e buio, club nel New Jersey, dove ascoltò un bassista che gli piacque molto, il cui nome era Red Mitchell. Quando ebbe bisogno di un nuovo contrabbassista per il suo trio, chiese un po’ in giro e scoprì che Red viveva in un piccolo albergo per musicisti a New York.  Lo chiamò subito al telefono.
“Red?”
“Sono io”
“Sono Red Norvo. Ti piacerebbe far parte del mio trio per un lavoro a Chicago?”
“Certamente”.
Norvo si mise allora d’accordo sui dettagli: lo avrebbe preso con la macchina e portato direttamente a Chicago, dove li aspettava Mundell Lowe, il terzo componente del trio. Il nuovo bassista si addormentò in auto appena lasciata New York. Dopo diverse ore alla guida, Norvo si fermò per mangiare qualcosa. Svegliò il suo compagno e gli disse:
“Ciao, Mitchell”.
“Mitchell? Il mio nome è Red Kelly”.
I due bassisti dai capelli rossi erano compagni di stanza a New York.

Negli anni ’50 Dave Lambert combatteva per cercare di sopravvivere nella sua carriera (Questo avvenne prima che incontrasse Jon Hendricks e formasse il trio Lambert, Hendricks & Ross). Venne a sapere che il Re della Tailandia era un appassionato di jazz e clarinettista dilettante, e pertanto decise di offrirgli i suoi servigi, sperando che il Re l’avrebbe portato con sé in Tailandia e assunto come dipendente. Dave chiese alla sua ex-moglie e segretaria di scrivergli una lettera, in cui confidava di diventare arrangiatore e cantante bebop fisso. Ottenne una cortese risposta, su carta intestata, in cui si diceva che “Se lei è ancora in città, venga a trovarmi”.

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