How To Succeed in Business Without Really Trying / Paris Original / Love From A Heart Of Gold / Grand Old Ivy / Brotherhood Of Man / I Believe In You / Grand Old Ivy Part II / Happy To Keep His Dinner Warm
Gary McFarland, arrangiamenti, vibrafono; Doc Severinsen, Bernie Glow o Joe Newman, Herb Pomeroy, Clark Terry, trombe; Bob Brookmeyer, Willie Dennis, Billy Byers, tromboni; Ed Wasserman, Phil Woods, Al Cohn, Oliver Nelson, Sol Schlinger, ance; Hank Jones, pianoforte; Jim Hall o Kenny Burrell, chitarra; George Duvivier o Joe Benjamin, contrabbasso; Mel Lewis o Osie Johnson, batteria
Mi è capitato di vedere recentemente il film “Un viaggio straordinario” con Colin Farrell e Margot Robbie (non molto riuscito, a dir la verità…), ed una scena in particolare mi ha colpito, quando il protagonista maschile rivive un momento felice della sua giovinezza, che lo vedeva interprete nel rifacimento scolastico di “How To Succeed in Business…”, musical di grande successo nei primi anni ’60. Mi balzò subito alla mente il disco di Gary McFarland, un titolo che da troppo tempo giaceva inerte negli scaffali, e che volli riascoltare senza altri indugi.
McFarland riesce, in una decina d’anni, tutti i ’60 cioè, a ritagliarsi un posto di rilievo nel mondo del jazz, offrendo un’immagine di sé aperta a qualsiasi sollecitazione timbrica. Non è un innovatore o un precursore stilistico, quindi, ma ha intelligenza e sensibilità tali da permettergli una rara abilità nell’organizzare i suoni, al servizio sempre di solisti di primissimo ordine, come sono quelli impegnati nel disco in questione, il suo esordio da leader. Approda tardi al mondo della musica, e lo strumento che predilige è l’inconsueto vibrafono (per un arrangiatore e compositore), che suona al di fuori di qualsiasi virtuosismo. Ma la personalità è quello che più conta, e ben volentieri i solisti lo reclamano, perché sanno che con lui la loro maestria verrà maggiormente valorizzata. Anita O’Day, Gerry Mulligan (Concert Jazz Band), Bob Brookmeyer, Bill Evans, Stan Getz (un titolo su tutti, “Big Band Bossa Nova”), John Lewis, Gary Burton, Zoot Sims, Clark Terry, per citarne alcuni, incidono dischi importanti sotto la sua direzione. La Verve e la Impulse, etichette tra le più rilevanti del periodo, lo impongono anche come leader: dal sestetto (il pregevole “Point of Departure”) alla big band, McFarland dà ampie prove di un talento variegato, in cui studi classici affiorano a più riprese (“October Suite” per archi e fiati, al fianco di Steve Kuhn, ottiene il massimo dei voti, cinque stelle, dalla rivista Down Beat).
“How To Succeed…” è un musical di enorme successo negli USA, Frank Loesser ha scritto brani e temi accattivanti, anche se non raggiungerà la fama planetaria di “Guys and Dolls”. Per l’arrangiatore si tratta di una sfida che vince in modo brillante. McFarland mette sempre la sua sapienza in modo da incorniciare il solista di turno, un po’ come nella prassi di Duke Ellington o Billy Strayhorn, e qui c’è veramente spazio per tutti. Quello che più esalta, quando è inserito in big band, è come al solito Phil Woods, magnifico negli insiemi e spettacolare negli assolo, ascoltatelo bene in “Grand Old Ivy Part II”, ma anche Clark Terry tiene il passo, soprattutto in “I Believe In You”, l’unico tema entrato a far parte nel repertorio degli standard. Lo swing è costante, così come tempi più intricati, necessari per arricchire una tavolozza già cospicua di colori e ritmi. D’altra parte, le influenze sono molteplici, a dire dello stesso McFarland, e partono dai nominati Ellington e Strayhorn per arrivare a Ravel e Debussy attraverso Gil Evans e Tom Jobim!
Con il passare del tempo, l’orizzonte del compositore e arrangiatore si sposta però verso il versante più commerciale della musica, i dischi si rivolgono ad un pubblico più vasto, basati spesso su temi pop e atmosfere da facile ascolto. Muore prematuramente, nel 1971, ad appena trentotto anni, lasciando quindi un’opera critica a metà, eccellente all’inizio e poi via via dispersa e impigrita. Ma i primi risultati restano di grande qualità, anche a distanza di decenni, tanto che credo siano ancora in catalogo. La Verve riunì su unico CD due suoi lavori, questo “How To Succeed…” e “Gloomy Sunday” di Bob Brookmeyer, illuminanti e tali da rendere quanto mai viva e fantasiosa la presenza di McFarland in qualsiasi discoteca. Ma parliamo del 1990, forse meglio andare direttamente nel mercato dell’usato.
Massimo Tarabelli