I Remember You… JACKIE CAIN & ROY KRAL One More Rose – A Tribute to Alan Jay Lerner (Audiophile LP; 1987)

I’m On My Way /I Talk To The Trees / Almost Like Being In Love / You Haven’t Changed At All/On A Clear Day You Can See Forever / If Ever I Would Leave You / Show Me / Too Late Now /You’re All the World To Me / I’ve Grown Accustomed To Her Face / One More Walk Around The Garden / I Could Have Danced All Night

Jackie Cain, voce; Roy Kral, voce, pianoforte; Steve Light, vibrafono; Dean Johnson, contrabbasso; Dave Ratajczak, batteria

Semplicemente: adoro queste due persone. Jackie Cain e Roy Kral hanno permeato di ineffabili eleganza, grazia e buon gusto, repertori spesso sofisticati, forse di nicchia, ma di sicuro quanto mai appaganti sul piano musicale. Il loro apporto, così garbato, complice e affascinante, rifletteva perfettamente i loro rapporti di coppia sposata anche al di fuori del palcoscenico. Ebbero una vita artistica molto lunga, a partire da quel “Bop for the People” che il sassofonista Charlie Ventura condusse sul finire degli anni ’40, fino ad esaurirsi con la morte di Roy, avvenuta nel 2002. A discapito di un successo confinato ad un pubblico di cultori e veri appassionati, ma pur tuttavia costante, incisero parecchio per etichette disparate, anche importanti, quali Savoy, Storyville, ABC-Paramount, Columbia, Roulette, Verve, CTI, Capitol, Concord, Fantasy e Contemporary. Si trattava quasi sempre di “concept album”, come si dice, rivolti a compositori e parolieri specifici. Perdonatemi il secondo elenco: Alec Wilder (uno dei loro più accaniti sostenitori), Fran Landesman, André e Dori Previn, Stephen Sondheim, Johnny Mercer, Bob Dorough, Cy Coleman, i film di Humphrey Bogart, la musica brasiliana, tutti nomi indicativi di un mondo parallelo, quello della canzone d’arte, ricercata e non commerciale.
Difficile individuare quale personalità prevalga tra i due; se Roy (fratello, detto di sfuggita, di Irene Kral, straordinaria quanto misconosciuta cantante) svolgeva anche il ruolo di pianista e arrangiatore, Jackie era in grado di fornire un supporto vocale ammaliante, di una leggerezza incomparabile unita ad una capacità di padroneggiare il testo propria solo dei fuoriclasse. Non per caso il grande Mel Tormé, quando gli chiesero quale fosse la sua cantante preferita, rispose senza pensarci troppo: “Un nome che non vi aspettate e che forse vi stupirà, Jackie Cain!”. In questo disco Jackie & Roy (era la loro sigla) dedicano attenzione ad Alan Jay Lerner, uno dei massimi liricisti del ‘900, scomparso l’anno precedente. Il sodalizio tra Lerner, Frederich Loewe e Burton Lane ha segnato la storia del musical di Broadway e, di rimbalzo, il mondo dei cosiddetti “cabaret singers”, al quale la coppia appartiene senza indugio. La scelta dei temi è indicativa a tal senso, nobilitati da numerose versioni anche strumentali. Colti da spettacoli famosi quali “Paint Your Wagon” (1951), “Brigadoon” (1947), “On A Clear Day” (1965, brano eponimo spesso presente nei concerti di Barbra Streisand), “Camelot” (1960), “My Fair Lady” (1956), rappresentano perfettamente la personalità del duo, divisa tra intrecci vocali mirabili e spazi solistici per lo più affidati alla voce limpida, cristallina di Jackie (meravigliosa in “Too Late Now”), mentre Roy affronta con timbro baritonale una più che convincente versione di “I’ve Grown Accustomed To Her Face”.
Detto questo, mi sento di consigliarvi in realtà qualsiasi titolo di questo duo unico, se già non lo conoscete, perché ogni registrazione ha una peculiare caratteristica ed è sempre di estrema godibilità. Will Friedwald, forse il critico americano più accreditato nel campo del jazz vocale, non nutre particolare ammirazione verso di loro, avendoli trovati talvolta noiosi dal vivo. Non saprei che dirvi, in Italia ovviamente non si sono mai visti, ma so soltanto che, quando mi trovo di umore nero e giù di corda, metto sul piatto un loro disco e mi torna il sorriso, l’ottimismo, la voglia di buoni sentimenti. Basterebbe solo l’immagine di copertina, se per questo.

Massimo Tarabelli

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