“I Remember You…” JOHNNY HODGES & EARL “FATHA” HINES “Stride Right” – Verve (1966; LP)

Caution Blues / Stride Right / Rosetta / Perdido / Fantastic-That’s You / Tale of the Fox / I’m Beginning To See The Light / C-Jam Blues / Tippin’ In

Johnny Hodges, sax alto; Earl “Fatha” Hines, pianoforte; Kenny Burrell, chitarra; Richard Davis, contrabbasso; Joe Marshall, batteria

Ogni tanto fa bene allo spirito tornare ad ascoltare del grande jazz classico, maturato negli anni ’20 e ‘30 e che ha tracciato la via ai futuri sviluppi. Per questo disco Creed Taylor, uno dei maggiori produttori del dopoguerra, ha avuto la brillante idea di mettere insieme due campioni di quello stile, musicisti così importanti e ampiamente discussi in qualsiasi storia del jazz, che il mio contributo non può che limitarsi alla semplice proposta di questo titolo, goccia nel mare di incisioni che hanno visto i due protagonisti in qualità di leader o di comprimari. I primi tre brani escono dalla penna di Hines, “padre” del piano jazz e da mettere di corsa nel podio dei massimi pianisti in “solo” di tutti i tempi. “Caution Blues”, meglio noto come “Blues in Thirds” fu addirittura la prima registrazione del pianista nel 1928 (da solo, ovviamente), e apre nel migliore dei modi la seduta, che continua con il più recente “Stride Right”, in cui Hines si ricorda dei suoi iniziali studi allo strumento (che poi confluirono in quel “trumpet style” che rivoluzionò completamente il linguaggio jazz pianistico), per concludersi con “Rosetta”, il suo tema più famoso ed entrato nei repertori di qualsiasi musicista coevo. Il disco quindi si rivolge al mondo di Duke Ellington, cui Hodges era legato in maniera indissolubile. Con un materiale del genere tra le mani, piano e sax si trovano a meraviglia. Hines, che ho avuto la fortuna di vedere e ascoltare dal vivo, dimostra di possedere ancora fantasia, entusiasmo e brillantezza a profusione (e dire che aveva già passato i sessanta), peculiarità che si possono riscontrare puntuali in ogni sua prova, anche se il solo piano resta l’appuntamento imperdibile. Hodges, dal suo canto, conferma il fascino di una sonorità unica per eleganza e raffinatezza (forse, per chi vi parla, la più bella della storia del sax contralto) e un fraseggio tanto radicato nel blues e nelle ballad da risultare la più perfetta essenza dell’anima del jazz classico. Insomma, alla fine avrete tra le mani un disco incantevole, reso ancor più interessante dalla presenza degli altri musicisti, un paio più moderni ma al loro completo agio, a cominciare dal grande chitarrista Kenny Burrell, che si prende ben volentieri il suo spazio solistico, per concludere con il contrabbasso costante e prezioso di Richard Davis, il cui nome, prima di questa data, figura in dischi di jazzisti del calibro di Sarah Vaughan, Eric Dolphy, Lee Morgan, Andrew Hill, Booker Ervin, John Lewis, Roland Kirk, Kenny Dorham, e numerosi altri, pronti a sottolineare un’apertura mentale ammirevole. La copia che ho preso dal mio scaffale è quella mono inglese dello stesso anno (suono magnifico, Rudy Val Gelder è una garanzia!), ma in seguito il disco ha avuto qualche riedizione; quindi, potete cercarlo con molte probabilità di trovarlo. Do per scontato che conosciate già questi due giganti, per chi si interessa di jazz è impossibile evitarli, ma magari “Stride Right” vi è sfuggito o vi risulta ignoto: permettete allora un pressante consiglio!

Massimo Tarabelli

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