JAZZ NEWS dal Portogallo: L’eredità di Elmo Hope al Tavola Jazz Club

Mentre Lisbona attende la rinascita architettonica dello storico Hot Clube di Praça da Alegria – che fortunatamente prosegue la sua preziosa attività didattica – il testimone della grande musica dal vivo è passato stabilmente nelle mani del Tavola Jazz Club. Grazie alla direzione artistica del contrabbassista Romeu Tristão, il locale si è imposto come il miglior jazz club della capitale, capace di proporre una programmazione sapiente che alterna i migliori solisti portoghesi a progetti internazionali di altissimo profilo.
Il concerto dello scorso 5 maggio ne è stata la prova tangibile. Sul palco, un trio d’eccezione composto da giovani talentuosi: il pianista Jacob Sacks ed il batterista Vinnie Sperrazza, arrivati dagli Stati Uniti per unirsi a un importante esponente del contrabbasso contemporaneo, Michael Formanek, ormai residente in Portogallo.
A stimolare il mio interesse è stata la scelta del tema: “Play Elmo Hope”. Dedicare una serata a Elmo Hope è un atto di amorevole archeologia jazzistica. Contemporaneo di Bud Powell e Thelonious Monk, Hope è rimasto troppo spesso nell’ombra nonostante un pianismo sofisticato e composizioni caratterizzate da angolarità armoniche e un lirismo inquieto.
L’area in cui gravita questo trio è quella della cosiddetta “avanguardia consapevole”: una zona di massima libertà espressiva che rimane però saldamente ancorata alle basi del jazz. La loro maestria si è palesata negli arrangiamenti, caratterizzati da scelte di tempo audaci e unisoni millimetrici. Abbiamo assistito a continui “spezzettamenti” del ritmo, scomposizioni che sembravano portare il discorso musicale verso l’astrazione, per poi tornare con naturalezza disarmante al 4/4 più canonico e swingante.
Il primo set ha esplorato il repertorio di Hope (già documentato da Sacks e Sperrazza su etichetta Fresh Sound) con brani come “De-Dah”, “Three Silver Quarters” e la splendida “Tranquility”. Qui il trio ha giocato con le strutture spigolose di Hope, prima di chiudere con una muscolare “Take The Coltrane” e il bebop di “Hot House”.
Nel secondo set, il gruppo ha dato spazio alla scrittura originale: l’intrigante “Pong” di Formanek, l’ironica “Funny Shoes” di Sacks e “One Hour” di Sperrazza. Anche nei brani originali è emersa la stessa cifra stilistica: una ricerca costante dell’imprevisto ritmico che non sacrifica mai il senso del drive.
Il finale è stato un ritorno alla melodia pura: una versione onirica di “Isfahan” (Strayhorn/Ellington) e il travolgente commiato con “St. Thomas” di Sonny Rollins. Una serata che conferma come il Tavola Jazz Club sia oggi il cuore pulsante di una Lisbona capace di accogliere il jazz più colto e coraggioso.

Giancarlo Di Napoli

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